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«Da cinquant'anni sono abituato a venerare il genio bachiano», così scriveva Karl Frie-drich Zelter il 6 aprile 1829 a Goethe. Con zelo instancabile egli penetrò il mondo di Bach, raccolse autografi e copie, copiò egli stesso composizioni bachiane, approfondendo sempre più la conoscenza del Maestro, animato da crescente entusiasmo per quella «manifestazione di Dio» (lettera a Goethe del 9 giugno 1827). E come non dare ragione a Zelter, che ancora prima di Mendelssohn rivelò al mondo la grande e incredibile musicalità di Johann Sebastian? A Palazzo Venezze abbiamo avuto modo di ascoltare le Variazioni Goldberg BWV 981 eseguite con grande maestria dal clavicembalista Giampietro Rosato: opera tra le somme di Bach, monumento prezioso di un'estetica compositiva eccezionale e fuori dal comune, questa pagina resta tra le fondamentali della storia della musica occidentale. E se furono veramente scritte per l'ambasciatore di Russia alla corte sassone, il conte Hermann von Keyserling, che soffriva d'insonnia e voleva alleviare le sue sofferenze notturne ascoltando delle "piacevoli melodie", ciò offre ancora di più l'immagine di un compositore incredibile che da un motivo un po' banale traccia la grandezza del suo pensiero e offre al quindicenne Johann Gottlieb Goldberg queste ammirevoli trenta variazioni. Giampietro Rosato ha saputo leggere con maturità questo capolavoro, dipanando le difficoltà tecniche in modo convincente, imponendosi per una tranquillità esecutiva che dimostrano una padronanza non comune non solo dello strumento ma anche dell'idea bachiana. Applausi scroscianti da un pubblico veramente soddisfatto.

Milena Dolcetto
(da "Il Gazzettino" di Rovigo. Giovedì 8 marzo 2001)